5) Copernico. La dedica del De revolutionibus al papa Paolo terzo.
Copernico afferma che sono state le incertezze e i disaccordi
degli altri matematici a spingerlo sulla strada della ricerca.
Egli ritiene logico, cercando una via nuova, rifarsi a quei
filosofi antichi che proposero l'eliocentrismo. Verificata la
nuova ipotesi diventa tutto cos collegato che in nessuna parte
di esso si pu spostare qualcosa senza crear confusione delle
restanti parti e di tutto l'insieme.
N. Copernico, De revolutionibus orbium coelestium ( pagine 37-40).

Forse la Santit Vostra non si stupir del fatto che io abbia
osato dare alla luce i frutti del mio lavoro - dopo aver speso
tanto fatica nell'elaborarli - e decidere di far stampare i miei
pensieri sul moto della Terra; quanto piuttosto si aspetter di
udire da me come mi sia venuto in mente di osare di immaginarmi un
movimento della terra, che  contrario all'opinione ormai
accettata dai matematici e che contrasta col comune modo di
considerare le cose. Non voglio nascondere alla Santit Vostra che
nient'altro mi ha spinto a pensare ad un nuovo modo di considerare
i moti delle sfere del mondo, se non il fatto che giunsi a
comprendere che i matematici stessi non si trovano d'accordo nelle
loro indagini. Prima di tutto infatti sono a tal punto insicuri
circa il moto del Sole e della Luna, che non sono in grado di
dimostrare in modo efficace la durata costante dell'anno
stagionale. In secondo luogo, allorch stabiliscono i movimenti
sia del Sole e della Luna sia degli altri cinque pianeti, non
fanno ricorso ai medesimi princip e assunzioni, n alle stesse
dimostrazioni adottati per le rivoluzioni e i moti apparenti: in
tal modo gli uni ricorrono soltanto alle sfere omocentriche [che
hanno la Terra come centro comune], gli altri agli eccentrici e
agli epicicli, senza per riuscire ad ottenere ci che 
richiesto. Coloro infatti che fanno affidamento sulle sfere
omocentriche, per quanto abbiano dimostrato che con essi possono
esser costituiti diversi movimenti, nondimeno non hanno potuto
stabilire niente di sicuro che corrispondesse senz'altro ai
fenomeni. Coloro poi che sono ricorsi agli eccentrici, per quanto
sembri che per mezzo di essi abbiano risolto in gran parte prima
moti apparenti mediante calcoli corrispondenti alle previsioni,
tuttavia hanno ammesso cose che per lo pi sembrano essere
contrarie ai primi princip circa l'uniformit del movimento. E la
cosa pi importante, cio la forma del mondo e la esatta simmetria
delle sue parti, non poterono trovarla o ricostruirla mediante il
ricorso agli eccentrici. Accadde quindi ad essi ci che accadrebbe
ad una figura umana che si componesse di mani, capo, piedi e altre
membra ottime ma tutte di lunghezza differente, nient'affatto
armoniche tra s, prese senza tener conto del disegno unitario di
un solo corpo, in modo che si otterrebbe un mostro anzich un
uomo. Cos nel processo della dimostrazione che chiamano metodo,
si scopre o che hanno tralasciato qualche elemento necessario, o
che hanno ammesso qualche dato estraneo che non  assolutamente
pertinente alla cosa. Il che non sarebbe affatto accaduto loro se
avessero seguito princip sicuri. Se infatti le ipotesi da loro
assunte non fossero errate, si dovrebbe verificare senza dubbio
tutto ci che da esse deriva. [...].
Ora, mentre meditavo a lungo tra me circa l'incertezza delle
tradizioni matematiche nella determinazione dei moti delle sfere
dell'orbe, cominciai ad essere turbato dal fatto che a filosofi
che svolgevano le proprie indagini in modo tanto accurato, con
rispetto dei pi minuti fenomeni dell'universo, non fosse nota
alcuna sicura spiegazione dei moti della macchina del mondo che
per noi venne fondato dall'Artefice che  bont e ordine supremo.
Per la qual cosa mi assunsi l'impegno di rileggere i libri di
tutti i filosofi di cui potessi disporre, allo scopo di indagare
se qualcuno mai avesse pensato che i moti delle sfere del mondo
fossero diversi da quelli stabiliti da coloro che nelle scuole
insegnano matematica. E trovai allora presso Cicerone che per
primo Niceta ebbe l'intuizione che la terra si muovesse. Poi anche
presso Plutarco trovai che anche alcuni altri erano di tale
opinione, e affinch le sue parole siano presenti a tutti ho
voluto trascriverle qui di seguito: Ma anche altri pensano che la
Terra si muova, cos Filolao il pitagorico sostiene che essa si
muove intorno al fuoco centrale in cerchi obliqui come accade per
il Sole e la Luna. Eraclito pontico e Ecfanto il pitagorico invece
non fanno viaggiare la Terra, ma la lasciano muovere come una
ruota intorno al suo proprio centro da occidente ad oriente.
Quindi, incontrata l'occasione, presi anch'io a pensare alla
mobilit della Terra. E per quanto l'opinione sembrasse assurda,
tuttavia poich sapevo che ad altri prima di me era stata concessa
la libert di immaginare circoli per dimostrare i fenomeni degli
astri, ritenni che anche a me si potesse facilmente concedere di
ricercare se, supposto un certo movimento della Terra, potessero
essere trovate nelle rivoluzioni degli orbi celesti, dimostrazioni
pi ferme di quelle degli antichi.
E cos io, dopo aver considerato che la Terra si muovesse secondo
i movimenti che pi avanti le assegno nel testo, trovai infine,
dopo una lunga e attenta indagine, che se si rapportano al
circuito della Terra i movimenti degli altri astri erranti
calcolati secondo la rivoluzione di ciascuna stella, non solo ne
conseguono i loro movimenti e fasi, ma anche l'ordine e la
grandezza delle stelle e di tutti gli orbi e lo stesso cielo
diventa un tutto cos collegato che in nessuna parte di esso si
pu spostare qualcosa senza crear confusione delle restanti parti
e di tutto l'insieme. Di conseguenza nello sviluppo dell'opera ho
seguito quest'ordine: nel primo libro ho descritto tutte le
posizioni degli orbi con i movimenti che ho assegnati alla Terra,
in modo che tale libro contenga quasi la costituzione generale
dell'universo. Nei restanti libri poi, confronto i moti delle
altre stelle e di tutti gli orbi con il movimento della Terra, in
maniera che si possa comprendere fino a qual punto possano essere
salvate le apparenze e i movimenti delle altre stelle ed orbi, se
si confrontino coi movimenti della Terra. E non dubito che
matematici dotti e dotati di ingegno si renderanno solidali con me
se vorranno conoscere ed esaminare non superficialmente, ma
profondamente (cosa che questa dottrina esige prima di tutto),
quanto  da me riportato in quest'opera per la dimostrazione di
quanto sopra. E affinch tutti, sia dotti che indotti vedano che
io non ho affatto intenzione di sottrarmi al giudizio, preferii
dedicare queste mie fatiche alla Santit Vostra piuttosto che ad
un altro perch anche in questo remotissimo angolo della terra in
cui mi trovo, la Santit Vostra  stimata eminentissima per la
dignit dell'Ufficio e per l'amore delle lettere e delle
matematiche e perch facilmente con la Vostra autorit e il Vostro
giudizio possiate impedire il morso dei calunniatori, nonostante
sia proverbiale che non c' rimedio alcuno contro il morso dei
sicofanti.
La rivoluzione scientifica da Copernico a Newton, a cura di P.
Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagine 146-151.
